Quando un anno fa leggevo quanto scritto da chi ormai del liceo aveva solo un ricordo, pensavo sempre che un giorno sarebbe stato il mio turno, ma l'università era un miraggio, qualcosa di lontano che tardava a sopraggiungere sommerso dai compiti, dalle formule e dalla minaccia incombente dell'Esame di Stato. Il momento è arrivato alla fine e devo confessare che fa un certo effetto ritrovarsi a scrivere nella sezione 'Caro Liceo, addio', forse perché ancora non mi sembra di averlo abbandonato e lo porto sempre dentro di me. Proprio il fatto che non mi sia abituata all'idea, mi crea non pochi problemi, perché l'università non è cosa che sento mia e non so se lo sarà mai. Mentre scrivo queste poche righe a lezione, il professore sta spiegando qualcosa di incomprensibile misto a latino ed a sentenze degli anni passati, e tra uno sbadiglio e l'altro cerco fra la gente qualche faccia amica: mi aspetto da un momento all'altro di sentire la risata strafottente di Paolo, di vedere Valentina mangiare il suo panino, compagno di tante battaglie scolastiche, Federica tormentarsi le unghie per la preoccupazione di un interrogazione. Non c'è più niente di questo infatti, quel ragazzo che dorme in prima fila, cullato dalle parole lontane del professore, non è 'il Gigi' che si annoia perché ormai lui della matematica ha già capito tutto, ma un estraneo in mezzo a trecento altri estranei che forse mai conoscerai.
Questo è quello che mi manca del liceo, la quotidianità e familiarità di un gruppo di persone che ha condiviso tutto, odi amori e simpatie e che, anche se il tempo passerà e sbiadirà i colori, rimarrà sempre immagini viva di un periodo lungo cinque anni che ha segnato profondamente le nostre vite. Tuttavia l'università è un esperienza nuova ed esaltante che arriva in un momento della crescita in cui hai proprio bisogno di autonomia e nuove esperienze e ti senti veramente libera di respirare. Lo stress è limitato ai giorni degli esami, non esiste l'ansia mattutina di un' interrogazione a sorpresa e alla fin fine assapori veramente la vita. Rimane solo la tua responsabilità, i risultati si conseguono solo autolimitandosi e imparando a rinunciare al divertimento nei momenti decisivi, qui non è permesso sbagliare né recuperare, se una materia la conosci, vai avanti, se non la conosci, resti indietro. Non ci sono più quattro pareti a proteggerti ma ci sei solo tu, con un coltello fra i denti che sgomiti nella massa. Diventi finalmente libera del tuo destino, piena padrona, e questa è una delle sensazioni più belle che si possano provare. L'università e il mondo del lavoro alla pari, sono passi necessari alla formazione di ognuno di noi, lontani mille miglia dal microcosmo della classe in cui ci nascondevamo fino a qualche mese fa.
Non voglio assolutamente commentare in dettaglio pro e contro di questa vita nuova e della vecchia perché ognuno vive il passaggio tra le due in maniera talmente personale che i miei consigli cadrebbero per la maggior parte nel vuoto; quello che voglio sottolineare è esclusivamente l'evoluzione personale che hai, la barriera che devi rompere per tuffarti in un mondo che non conosci, che deve essere esplorato, nel bene e nel male, e che ti terrorizza alla sola idea e ti fa desiderare il liceo, il caldo, accogliente e sicuro liceo.
Questo è quello che mi manca del liceo, la quotidianità e familiarità di un gruppo di persone che ha condiviso tutto, odi amori e simpatie e che, anche se il tempo passerà e sbiadirà i colori, rimarrà sempre immagini viva di un periodo lungo cinque anni che ha segnato profondamente le nostre vite. Tuttavia l'università è un esperienza nuova ed esaltante che arriva in un momento della crescita in cui hai proprio bisogno di autonomia e nuove esperienze e ti senti veramente libera di respirare. Lo stress è limitato ai giorni degli esami, non esiste l'ansia mattutina di un' interrogazione a sorpresa e alla fin fine assapori veramente la vita. Rimane solo la tua responsabilità, i risultati si conseguono solo autolimitandosi e imparando a rinunciare al divertimento nei momenti decisivi, qui non è permesso sbagliare né recuperare, se una materia la conosci, vai avanti, se non la conosci, resti indietro. Non ci sono più quattro pareti a proteggerti ma ci sei solo tu, con un coltello fra i denti che sgomiti nella massa. Diventi finalmente libera del tuo destino, piena padrona, e questa è una delle sensazioni più belle che si possano provare. L'università e il mondo del lavoro alla pari, sono passi necessari alla formazione di ognuno di noi, lontani mille miglia dal microcosmo della classe in cui ci nascondevamo fino a qualche mese fa.
Non voglio assolutamente commentare in dettaglio pro e contro di questa vita nuova e della vecchia perché ognuno vive il passaggio tra le due in maniera talmente personale che i miei consigli cadrebbero per la maggior parte nel vuoto; quello che voglio sottolineare è esclusivamente l'evoluzione personale che hai, la barriera che devi rompere per tuffarti in un mondo che non conosci, che deve essere esplorato, nel bene e nel male, e che ti terrorizza alla sola idea e ti fa desiderare il liceo, il caldo, accogliente e sicuro liceo.
Concludendo, sì, il liceo mi manca in ogni cosa ed è un dolore immenso ogni volta che vi rimetto piede, ma, allo stesso tempo, è qualcosa che sai essere passato irrimediabilmente; l'università è il futuro, qualcosa in pieno divenire, che deve ancora trovare collocazione dentro di te, l'ora di lezione è quasi finita e vogliate scusarmi ma forse mi sono assentata un po' troppo. Un ultimo consiglio, però: vivete i vostri anni di liceo senza paura di ciò che sarà domani!
2 commenti:
troppo lungo unn'ho voglia di leggere...
ti sei dimenticata di me!!!!!!!!!!!
PS ho pianto....
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