domenica 20 gennaio 2008

Il cuore altrove....a me è piaciuto da morire

Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende
Primi del ‘900. Nello Balocchi, insegnante di letteratura latina e figlio del sarto del Papa, viene inviato dal padre a Bologna per cercarsi una compagna.
Il soggiorno dà i suoi frutti: Nello si innamorerà infatti di una ragazza bella, ricca, capricciosa…e cieca.

Il film ha l’indiscutibile merito di rappresentare fedelmente la provincia italiana, unica e irripetibile, autentico patrimonio culturale nazionale. Su questa solida base, si inserisce un tema di malinconica nostalgia per la giovinezza perduta. È facile intuire sotto le mentite spoglie di Nello, un Pupi Avati giovane e inesperto, idealista e puro. E poi, la storia d’amore a senso unico, che diventa totalizzante perché frutto di un’estrema idealizzazione. E che rischia di far deragliare il pur equilibrato protagonista che, a seguito della delusione, rientra nei ranghi e sceglie di lavorare con il padre. Ma è proprio nel finale, sottolineato egregiamente dal commento musicale straordinario di Riz Ortolani che peraltro arricchisce emotivamente l’intera pellicola, che Nello trova il suo riscatto. Non è stato solo un sogno giovanile, era l’Amore con tutte le sue pene e il suo splendore.
Con questo film, Pupi Avati coglie nel segno. Il film è ben calibrato e misurato, cambia spesso di registro in modo da non annoiare, ci racconta della delicatezza e della dolcezza dell’animo umano, con una vena di malinconia a cui il regista ci ha da sempre abituato. La Storia entra solo di sguincio, l’operazione è squisitamente privata e intimista. Ma questo non è un difetto, è solo un punto di vista personale sulla realtà. Insomma è buon cinema e, soprattutto, è cinema italiano!
Mariella Minna

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